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Progetto kaki

Un kaki da Nagasaki a Travagliato

Nel prato della Casa di riposo – RSA don Angelo Colombo dal 2010 cresce rigogliosamente una pianta di kaki discendente da quella che il 9 agosto 1945 a Nagasaki scampò alla bomba atomica che fu sganciata sulla città giapponese da un aereo statunitense durante la seconda guerra mondiale.

L’albero è uno dei quaranta che, tra il 2000 e il 2015, sono stati piantati nel Bresciano dopo che il travagliatese Duilio Zogno aveva scoperto il progetto giapponese “Rinascita del tempo” (Revive Time – Kaki Tree Project) durante una visita alla Biennale dell’Arte di Venezia.

L’umanità ha conosciuto, conosce la barbarie ma si possono sempre coltivare i semi della rinascita, della vita, dell’armonia universale. Sta a noi scegliere come far rivivere la pace, sapendo che tra i mezzi e i fini c’è lo stesso ineludibile rapporto che c’è tra il seme e la pianta che da esso nascerà. Perciò, è un segno di speranza la collaborazione nel progetto dell’albero di kaki che è in corso da alcuni anni tra RSA e scuole.

Pier Luigi Fanetti

LA STORIA DI UN ALBERO DI KAKI

del Comitato esecutivo “Revive Time – Kaki Tree Project
(Traduzione dal giapponese di Marta Cherubini)

Il 28 novembre 2014 si è celebrato a Tokyo il ventesimo anniversario del “Revive Time – Kaki Tree Project”. Oltre a Masayuki Ebinuma e Tatsuo Miyajima, che hanno dato origine al progetto, erano presenti i rappresentanti delle comunità che nei passati due decenni si sono impegnate a diffondere la piantumazione dei kaki discendenti da quello colpito a Nagasaki della bomba atomica il 9 agosto 1945 e gli ideali di pace, vita, amicizia e solidarietà tra i popoli, arte e rifiuto di ogni violenza che l’umile albero propone all’umanità.


Masayuki Ebinuma, padre dei kaki di seconda generazione dalla bomba atomica
(Medico delle piante)

Nasce nel 1949 nella città di Takahagi, prefettura di Ibaraki. Nel 1977 si trasferisce a Nagasaki, dove avvia un’attività relativa ai giardini. Nel 1993 viene registrato come “botanico” ufficialmente autorizzato dal Ministero dell’agricoltura, della pesca e delle foreste. Continuando a svolgere la sua attività legata al settore dei giardini, inizia anche ad occuparsi della salute e della cura delle piante. Nel maggio del 1994 salva la vita all’albero di kaki già vittima della bomba atomica e riesce a far sì che questo produca dei frutti dai cui semi nascono i germogli di seconda generazione. Da allora distribuisce questi germogli in tutto il paese come “simboli di pace”.

 

Tatsuo Miyajima, padre del “Kaki Tree Project”
(Artista contemporaneo)

Nasce a Tokyo nel 1957, si diploma in Belle Arti all’Università delle Arti di Tokyo. Nel 1988 è invitato a partecipare alla sezione “Aperto”, della Biennale di Venezia dove le sue opere, composte da led digitali, attirano l’attenzione internazionale. Ha partecipato a molte mostre, sia in Giappone che all’estero. Sue opere sono esposte alla Tate Gallery di Londra, presso il Museo di Arti Moderne di Monaco, e al Museo di Arte Contemporanea di Tokyo. È colui che ha dato inizio al “Revive Time – Kaki Tree Project”.

L’albero di kaki bombardato a Nagasaki

Mentre la Seconda Guerra Mondiale si intensificava, il 9 Agosto 1945 alle 11 e 2 minuti primi una lama di luce squarciò il cielo terso di Nagasaki. La città fu scelta come obbiettivo su cui sganciare la bomba atomica “Fat Man”, soprannominata così dall’esercito americano che voleva porre fine in questo modo alle ostilità con il Giappone. Le persone che vivevano vicino al punto in cui fu sganciata la bomba morirono quasi tutte all’istante. Questo terribile ordigno atomico uccise circa 73.000 persone ed il totale delle vittime, inclusi i feriti, ammonta ad oltre la metà dei 240.000 abitanti che in quel periodo risiedevano a Nagasaki. Innumerevoli case e campi furono distrutti dal fuoco. L’enorme esplosione e l’intenso calore sprigionati dalla bomba esplosa nel distretto di Urakami distrussero in un attimo l’intera città di Nagasaki e l’area circostante l’epicentro andò completamente bruciata: i vetri delle finestre si sciolsero, i tetti delle case si carbonizzarono e persino le pietre si annerirono a causa dell’intenso calore.

Fat-Man: nome in codice della bomba atomica sviluppata negli Stati Uniti attorno alla fine della seconda guerra mondiale. Fu così denominata in onore di Churchill, Primo Ministro ed esponente del partito dei Conservatori della Gran Bretagna. Fu sganciata da un caccia-bombardiere B29 nella parte settentrionale di Nagasaki e esplose a 550 m di distanza dal suolo. La produzione di questi ordigni continuò anche dopo la fine della guerra.

Il fuoco, inoltre, causò tantissimi danni. Ovviamente anche la popolazione non fu risparmiata: alcune persone saltarono in aria con l’esplosione, altre bruciarono ed i loro corpi furono carbonizzati, altre ancora furono semplicemente spazzate via e tra i feriti più gravi ci furono coloro la cui pelle bruciò a tal punto da lasciar intravvedere le ossa. Molti morirono sepolti dalle macerie delle case bruciate. Si racconta anche che tanti furono feriti dai pezzi di vetro o di altri materiali che in seguito all’esplosione volavano in tutte le direzioni: feriti così, come da un colpo di pistola. Molte persone, a causa delle terribili ustioni su tutto il corpo, per cercare un po’ di sollievo al gran dolore si gettarono nel fiume Urakami che scorre nel centro della città. Volti sfigurati dalle bruciature, braccia e gambe con appesi lembi di pelle penzolante, simili a vecchi stracci sgualciti, una moltitudine di persone che camminavano trascinando ciò che rimaneva dei loro vestiti: guardando i sopravvissuti allo scoppio della bomba sembrava di vedere una lunga fila di fantasmi. Ovunque, nei campi bruciati e nel fiume, c’erano cadaveri e feriti gravi. Questo scenario infernale si protrasse per più giorni.

Corpi di persone gravemente ferite vagavano nella città rasa al suolo dal fuoco, senza cibo, senza medicine e senza più una casa. Bambini in cerca dei propri famigliari. Neonati morti, tenuti stretti tra le braccia da madri impazzite dal dolore. Persone con la mente assente accasciate su se stesse. Alcuni cercavano disperatamente di sopportare il dolore delle ferite e delle ustioni. Morivano l’uno dopo l’altro. Le mosche affollavano i cadaveri il cui puzzo diffuso in tutta la città era nauseabondo. Passavano i giorni, ma il dolore e la disperazione sembravano non abbandonare mai la città. Inoltre, la bomba atomica produsse anche danni invisibili dovuti alle radiazioni. Le terribili ustioni e le cicatrici cheloidali furono dovute all’onda di calore intenso causata da quell’arma letale silenziosa dalla tremenda forza distruttrice. Anche coloro che si trovavano ad una ragionevole distanza dall’epicentro dello scoppio della bomba ne furono colpiti. Le radiazioni emanate dalla bomba distrussero le cellule del corpo anche a grande distanza. Causarono una serie di malattie che furono in seguito definite come “Le malattie della bomba atomica” e che si protrassero per oltre mezzo secolo: leucemie, tumori, anemie, malattie del fegato e molte altre. Le vittime soffrirono poi per tutto il resto della loro vita anche di effetti collaterali, non solo malattie o cicatrici cheloidali, ma anche disturbi psichici, esaurimenti nervosi, disordini psicologici, povertà e discriminazioni. Il numero di questi ultimi ammonta a circa 5.000.

A Nagasaki, in un campo distrutto dal fuoco, rimasero in piedi alcuni alberi di kaki. Erano a Wakakusa-machi, una zona vicino all’epicentro. Nonostante fossero quasi completamente anneriti dalle bruciature, nonostante il tronco e i rami presentassero cheloidi diffuse, quasi fossero interamente ricoperti da grumi di carbone ed in procinto di essere soffocati dalle grandi vampe di calore, nonostante tutto questo, miracolosamente uno di questi alberi di kaki viveva ancora e si reggeva ancora in piedi con tutte le sue forze. La cosa più stupefacente è che quell’albero non fu tagliato e nemmeno morì. Sopravvisse alla fine della guerra continuando a vivere con grande energia. E dopo mezzo secolo diede l’avvio al “Kaki Tree Project” ed alla sua diffusione nel mondo.

Un “medico delle piante” salva l’albero di kaki colpito dalla bomba atomica

L’albero di kaki miracolosamente sopravvissuto anche se oltre la metà del suo fusto era carbonizzato dopo lo scoppio della bomba atomica: quando l’esperto di botanica Masayuki Ebinuma esaminò l’albero di kaki che era sopravvissuto in quello stato per circa 50 anni, il suo tronco era carbonizzato ed era in procinto di morire. Nonostante ciò, il proprietario dell’albero pregò vivamente che esso ricevesse le cure mediche del caso, sperando che “fosse aiutato perché potesse diventare un divulgatore delle speranze dei suoi genitori deceduti”. Quando il Dott. Ebinuma vide per la prima volta l’albero di kaki, fu estremamente colpito dal fatto che fosse sopravvissuto nonostante fosse stato bombardato nel periodo più delicato per la sua crescita. Inoltre, ebbe come la sensazione che quest’albero, sacrificando se stesso, volesse far capire alle persone gli orrori della bomba atomica.

Fu proprio in quel momento che il Dott. Ebinuma sentì dal profondo del cuore il dovere di salvare quell’albero, come se fosse per lui una missione. Nel maggio del 1994, Ebinuma iniziò a rimuovere completamente dal tronco dell’albero le parti carbonizzate e vi applicò un medicinale. Cercò di rinforzarlo inserendo dei sostegni in acciaio al suo interno e lo ricoprì di uretano. Infine, ne trattò le radici e rese più fertile il terreno. Questo fu il lavoro più grosso. In seguito il dottore si recò più volte a controllare lo stato di salute dell’albero. Con l’arrivo dell’estate spuntarono finalmente molti germogli. Poi fu l’autunno. Ed ecco che quell’albero che all’inizio sembrava dovesse morire da un momento all’altro, produsse molti frutti. L’albero di kaki si era finalmente rimesso in sesto. Il dottore non poté fare a meno di percepire un forte “desiderio di pace” derivato dallo straordinario istinto di sopravvivenza che l’albero di kaki trasmetteva. Giurò a se stesso che, per quell’albero di kaki che si era aggrappato alla vita con tutte le sue forze, avrebbe assolutamente fatto qualcosa per prevenire la guerra, causa di tragedie, e per costruire un mondo in pace. Poiché i sopravvissuti alla bomba di anno in anno diminuivano, Ebinuma, decise di far crescere gli alberi di kaki di seconda generazione dallo scoppio della bomba atomica come vere e proprie vittime, testimoni degli orrori della bomba per costruire un futuro di pace.

“Voglio far conoscere questi alberi di kaki al maggior numero di persone possibile!”. Così raccolse i frutti numerosi cresciuti dal kaki bombardato, estrasse e piantò i semi e la primavera dell’anno successivo germogliarono ben 350 pianticelle di kaki di seconda generazione. Ebinuma si convinse che questi piccoli germogli erano da considerarsi “ambasciatori di pace”. Desiderava che il maggior numero di persone possibile venisse a conoscenza del valore della pace, dell’importanza della vita e di un mondo senza armi nucleari. Così diede inizio ad un movimento atto a far conoscere queste pianticelle ai ragazzi che si recavano a Nagasaki.

L’incontro tra l’artista ed il kaki di seconda generazione

Nel mese di luglio del 1995 avvenne l’incontro tra l’artista Tatsuo Miyajima e le pianticelle di kaki di seconda generazione, esattamente un anno dopo la nascita di queste ultime. Artista noto su scala internazionale per la produzione di gadget LED, Miyajima fu invitato a partecipare a due mostre, rispettivamente a Tokyo e a Nagasaki, che facevano parte della serie di mostre denominata “Increspature sull’acqua ‘95”, che si sarebbero tenute in otto città del Giappone. Nel 1990 aveva già presentato ad Hiroshima il suo lavoro “Death of Time”, appartenente alla “Trilogia di Morte”, basata sul tema della “vita”. Egli scelse quindi senza esitazione Nagasaki tra le 8 città che avrebbero dovuto ospitare le mostre e decise di dare vita ad un’opera incentrata sulla bomba atomica. In realtà, Miyajima conservava un vivido ricordo di come era venuto a conoscenza della bomba atomica. A 17 anni, durante la gita scolastica ad Hiroshima, fu sconvolto nel vedere gli orrori della bomba atomica: fu allora che nella mente del giovane iniziò a germogliare un “desiderio di pace”. Da quel momento in poi conservò nel profondo del cuore questo “desiderio di pace” ed ora che era diventato un artista sentì che poteva dargli una forma tangibile.

Miyajima venne a conoscenza di questi alberi di kaki di seconda generazione durante una visita al Museo della bomba atomica di Nagasaki, dove si era recato per fare delle ricerche per il suo lavoro. Si imbatté in un articolo di un giornale locale che raccontava di un “medico delle piante” che aveva estratto i semi dai frutti di un albero di kaki sopravvissuto alla bomba atomica e che li aveva piantumati facendoli germogliare. Il botanico, divenuto benefattore dell’albero di kaki bombardato, era Masayuki Ebinuma. Nonostante in quella circostanza la lettura dell’articolo non lo avesse più di tanto coinvolto, Miyajima, senza un particolare motivo, volle visitare il giardino botanico di Ebinuma. Era come se un filo nascosto gli stesse indicando la strada. Al giardino botanico vide i piccoli alberelli di kaki piantati in vasi. Ebinuma gli spiegò come avesse curato l’albero di kaki bombardato e come lo avesse aiutato a produrre frutti, di come poi aveva estratto da questi frutti i semi e li avesse piantati per far nascere germogli di seconda generazione.

Gli spiegò anche che donava questi alberelli ai bambini che venivano in gita scolastica a Nagasaki. Era grazie alla sua passione che riusciva a sostenere un’attività così intensa, passione generata dal desiderio di creare per i bambini “attraverso la cura dei germogli nati dal kaki vittima della bomba atomica, un’ occasione per riflettere sulla guerra e sulla pace”. Questo discorso lo impressionò moltissimo. Alla fine, però, Miyajima non scelse l’albero di kaki bombardato come tema per la sua esibizione a “Nagasaki – Increspature sull’acqua”. Nelle sue opere utilizzava infatti da molto tempo la tecnologia LED e non si sentiva ancora pronto per lavorare con piante vive. Al loro posto, in quell’occasione, l’opera presentata a Nagasaki, intitolata “Revive Time in the River”, vedeva l’imponente utilizzo di 300 gettoni di led rosso che si illuminavano ad intermittenza, fatti galleggiare nel fiume Urakami, vicino all’epicentro dello scoppio della bomba atomica. Volevano rappresentare tutte quelle persone che in seguito allo scoppio della bomba si gettarono nel fiume ed un auspicio per il riposo delle loro anime. Queste deboli luci rosse che scorrevano nel fiume toccarono il cuore di molti. Nel settembre dello stesso anno la mostra di “Increspature sull’acqua ‘95” si tenne a Tokyo, per tre mesi, organizzata su larga scala con base al museo Watari-um, ma dislocata anche nelle sue vicinanze, nella zona di Aoyama.

Jan Hoet, che allora era il curatore del Museo di arte contemporanea di Gand, in Belgio, curò anche questa mostra e molti artisti di fama internazionale, come Matthew Barney, Vito Acconci e Jan Fabre vi parteciparono. Miyajima era intenzionato ad esporre la stessa installazione che aveva ideato a Nagasaki. Pensava di collocare una vasca circolare nella sabbiera vicino al sentiero pedonale che attraversava Omotesando, sul fiume Shibuya, e di riempirla con l’acqua del fiume Urakami, fatta venire direttamente da Nagasaki. Pensava di riempirla poi degli stessi medaglioni di led rosso utilizzati a Nagasaki. Sentiva, però, che questo progetto in qualche modo era troppo debole. Miyajima avrebbe voluto aggiungervi qualche elemento di forza, un collegamento tra Nagasaki, Tokyo e tutto il resto del mondo: fu allora che gli tornò alla mente l’albero di kaki vittima della bomba atomica. Voleva mostrare alla gente di Tokyo quell’albero sopravvissuto alla bomba, ora rinvigorito e pieno di foglie. Avrebbe forse potuto chiederlo ad Ebinuma, che donava gli alberelli di seconda generazione alle scolaresche che si recavano in gita a Nagasaki! Rifletteva, ma nutriva anche dei dubbi sulla questione. Pensava al rischio di proporre un’opera incentrata sul tema della bomba atomica ai molti artisti internazionali che partecipavano alla mostra.

Non sarebbe sembrato forse troppo banale e ritrito come tema? Non sarebbe passato per un allestimento che trasudava ipocrisia? Ci rifletté per molti giorni, ma il desiderio di mostrare l’albero di kaki rimase intatto. “Sarà veramente la cosa giusta da fare? Ma sì, non mi tiro in dietro!” E furono necessari ancora un po’ di giorni prima che si decidesse a telefonare ad Ebinuma. Sebbene né Miyajima, né la sua famiglia o qualcuno dei suoi amici fossero stati colpiti in alcun modo dai danni della bomba atomica, la forte passione che si era formata in lui da quando aveva 17 anni era tuttora reale. Ora che era diventato un artista, sentiva di poter dar vita, attraverso la sua arte, a quelle che erano state le sue emozioni passate. E così prese in mano il telefono. “Per il momento partecipiamo alla mostra. Posso spedire gli alberelli a Tokyo, ma abbi cura di loro”. Non appena ottenne conferma da Ebinuma che per telefono accettava la sua richiesta, Miyajima comunicò immediatamente al direttore della mostra Jan Hoet il cambio di programma. Hoet fece in modo di assicurare uno spazio espositivo per l’albero di kaki al centro della zona di Aoyama, in una vetrina al primo piano del museo Watari-um (Museo di arte contemporanea Watari).

L’inizio del “Kaki Tree Project”

Grazie a “Increspature sull’acqua ‘95” molti vennero a conoscenza della seconda generazione degli alberi discendenti dal kaki colpito dalla bomba atomica. L’incontro con l’albero di kaki spinse l’artista Tatsuo Miyajima ad andare oltre: “Aprirsi alla consapevolezza della pace. Accettare l’innata bontà dell’essere umano. Se si crede in ciò, l’arte diventa mezzo per aumentare questa consapevolezza. Attraverso l’albero di kaki voglio trasmettere al maggior numero di persone l’importanza della pace e la dignità della vita”. La raccolta delle domande di adozione degli alberelli di kaki di seconda generazione ebbe inizio durante la mostra d’arte. I sostenitori dell’iniziativa continuavano ad aumentare e l’anno successivo nacque il comitato esecutivo del movimento, denominato “Revive Time – Kaki Tree Project”. Così ebbe inizio questo movimento che si propone di spedire pianticelle di kaki di seconda generazione provenienti dal kaki colpito dalla bomba atomica sia nelle scuole elementari e medie del Giappone che in quelle in tutto il mondo. E ben presto questo movimento si estese in modo inaspettato.

Si prendono delle pianticelle di kaki di seconda generazione provenienti dal kaki danneggiato dalla bomba atomica e si consegnano ai bambini del Giappone e di tutto il mondo perché le facciano crescere nel luogo dove sono state trapiantate. La prima piantumazione di “Revive Time – Kaki Tree project” si tenne il 5 Marzo 1996 presso la scuola elementare Ryuhoku, nel distretto di Taito, a Tokyo. Yuko Hatakeyama, professoressa della prima sezione del terzo anno, aveva letto un articolo sulla ricerca di genitori adottivi per le pianticelle di kaki e con i suoi 16 allievi fece domanda di adozione: “Vorremmo aiutare a crescere le pianticelle di kaki con queste nostre mani”. Le due pianticelle donate furono trapiantate in un angolo del cortile della scuola e celebrate con una cerimonia a cui parteciparono tutti gli allievi di tutte le classi e che prese il nome di “Meet the KAKI”. Come da suggerimento degli studenti, le due pianticelle vennero rispettivamente battezzate con i simpatici nomi “Kaki-kaki kun” e “Yume-kaki chan”. Il primo nome indicava il kaki di seconda generazione, figlio dell’albero vittima della bomba atomica. Al secondo albero, invece, denominato Yume (Sogno), i ragazzi intendevano affidare i loro sogni. In seguito alla piantumazione, Tatsuo Miyajima tenne un workshop per i bambini del terzo anno, workshop che sarebbe diventato per loro un ricordo speciale. Miyajima disegnò i due alberi di kaki come avrebbero dovuto diventare in dieci anni e vi incastonò dei medaglioni a led che si illuminavano ad intermittenza. Ciascuno dei 16 bambini scrisse il proprio nome su due dei medaglioni, uno dei quali poteva essere regolato a piacere per quanto riguarda la velocità di intermittenza della luce. I ragazzi promisero inoltre che dopo dieci anni sarebbero ritornati per regolare la velocità di intermittenza dell’altro medaglione a led. Anche dopo la piantumazione, i bambini continuarono a prendersi cura con molto impegno delle pianticelle di kaki, e lo fecero fino all’ultimo giorno di scuola elementare. Sono rimaste alcune loro espressioni: “Voglio continuare a prendermi cura dell’albero di kaki” e “Nei momenti difficili cerco di pensare alla storia di questi kaki e mi faccio forza!”.

Il movimento per le piantumazioni delle pianticelle di kaki di seconda generazione andava pian piano estendendosi in tutto il paese e finalmente, nel 1998, arrivò anche all’estero. L’occasione si presentò quando Tatsuo Miyajima fu invitato a prendere parte alla mostra “Il bordo della consapevolezza” che si sarebbe tenuta da maggio a luglio nella sede dell’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra, in Svizzera. Miyajima propose di presentare “Revive Time – Kaki Tree Project” con una piantumazione. La cerimonia ebbe luogo il 18 aprile. Prima dell’inizio della cerimonia di apertura della mostra furono piantate delle pianticelle di kaki di seconda generazione nel vasto giardino davanti alla sede principale del WTO, situata nel centro della città. E ciò fu reso possibile grazie agli sforzi di Adelina Von Fustemberg, organizzatrice della mostra, che si adoperò per poter realizzare il progetto di Miyajima. Alla cerimonia presero parte Tatsuo Miyajima, Masayuki Ebinuma e la figlia Hitomi, arrivati appositamente dal Giappone.

Il violinista americano Michael Galasso, venuto dall’Italia, si esibì suonando un brano musicale che aveva composto per l’occasione: “Una composizione originale per l’albero di kaki”, mentre i bimbi di Ginevra presenti aiutavano a piantare gli alberelli con delle piccole pale. Furono letti i messaggi inviati rispettivamente dal governatore e dal sindaco della città di Nagasaki, e fu presentata la “Campana della pace”. Durante tutto il periodo della mostra, una lavagna fu posizionata dietro le pianticelle di kaki di Nagasaki trapiantate. Era la “Lavagna dei kaki”. Su questa, tutti i partecipanti alla mostra, sia gli artisti, sia gli appassionati di arte che tutti i cittadini di Ginevra, poterono scrivere dei messaggi di pace. In brevissimo tempo la lavagna fu completamente riempita di messaggi. Nel settembre dello stesso anno questa mostra d’arte ebbe luogo anche nel quartier generale delle Nazioni Unite di New York, a dicembre a San Paolo, in Brasile, e nel marzo dell’anno successivo (1999) a Nuova Delhi, in India. Furono anche selezionati genitori adottivi per le pianticelle di kaki e tutto ciò servì da stimolo alla diffusione della conoscenza di “Kaki Tree Project”.

Dopo poco arrivò una richiesta di adozione per una pianticella di kaki da Strasburgo, Francia. Due anni prima, alla festa per l’inaugurazione della mostra di Miyajima a Parigi, presso la “Fondazione Cartier di Arte Contemporanea”, l’artista giapponese aveva parlato del “Kaki Tree Project” a Chaterine Grout, storica dell’arte. La signora Grout che in passato aveva partecipato a molti progetti artistici che avevano per oggetto la natura e la città, aveva mostrato un profondo interesse per il “Kaki Tree Project” e in quella occasione i due avevano avuto una preziosa occasione per scambiarsi le opinioni sulle guerre atomiche, sugli esperimenti nucleari e le loro implicazioni con l’arte stessa. In seguito, l’artista di Strasburgo Michel Krieger, che era venuto a conoscenza del kaki di seconda generazione dalla Grout, ne divenne un sostenitore ardente. Egli infatti affermava che “Visto che durante la Grande Guerra Strasburgo, città di confine tra Germania e Francia, era stata pesantemente colpita dai bombardamenti, avrebbe dovuto ospitare un albero di kaki di seconda generazione!”. Questo suo entusiasmo contagiò l’intera città ed arrivò agli organi del Municipio e all’Accademia di Belle Arti. Quando il 12 Aprile 1998, il giorno stesso della piantumazione, i membri del comitato esecutivo del “Kaki Tree Project” visitarono la città, sentirono profondamente il calore e l’energia delle persone che si erano mosse per rendere possibile il progetto. E fu proprio in questo modo che iniziarono a diffondersi in tutto il mondo i sostenitori del “Kaki Tree Project”.

Anche se il “Kaki Tree Project” era un po’ alla volta sempre più conosciuto, nel mondo dell’arte contemporanea continuò per molto tempo ad essere trattato come un elemento eterodosso. Si può tranquillamente affermare che alcune delle opere di Miyajima non furono nemmeno considerate opere d’arte. Alcune furono persino tacciate di “Non essere arte”. Nonostante non ne traesse nulla di vantaggioso per la sua arte, Miyajima, colpito nel profondo del cuore dall’albero di kaki, continuava comunque ad essere coinvolto ed attirato da questo progetto. Fino a quando nel 1999, arrivò per lui in Italia la grande svolta. In seguito alla mostra “Increspature nell’acqua ‘95” il mondo dell’arte aveva duramente criticato il progetto, ma la situazione si capovolse quando l’albero di kaki di seconda generazione dalla bomba atomica partecipò come opera d’arte alla centenaria Mostra Internazionale di arte “La Biennale”, a Venezia. Nella primavera del 1999, Miyajima fu scelto per esporre le sue opere nel padiglione del Giappone alla Biennale. Egli scelse di esporre la sua opera intitolata “Mega Death”, a rappresentare una sintesi di quello che era stato il ventesimo secolo, ed in contrasto con questo propose al commissario del padiglione Jun’ichi Shiota di esporre il “Kaki Tree Project” come opera che simboleggiasse invece la vita. Una pianticella di kaki di seconda generazione fu situata al centro del piano terra del padiglione per presentare le attività del progetto e coloro che nel passato vi avevano preso parte. Furono inoltre esposte opere realizzate durante i vari workshop e quelle realizzate per il progetto stesso. Furono inoltre qui reclutati nuovi aderenti al progetto.

Scoperto il progetto alla Biennale dell’Arte di Venezia, nella primavera del 2000 un figlio del kaki di Nagasaki è stato trapiantato nel giardino del museo di Santa Giulia a Brescia. Nel Bresciano, alla fine del 2014, ce ne sono altri 36.

Storia di Kaki Boy

Molto tempo prima che io nascessi, la mia mamma trascorreva felice i suoi giorni a Nagasaki.Ma nel 1939 scoppiò la Seconda Guerra Mondiale ed anche il Giappone ne fu coinvolto.

Poi, il 9 agosto 1945, alle 11 e 2 minuti primi, una bomba atomica fu sganciata su Nagasaki.

Con questa esplosione decine di migliaia di persone furono spazzate via, morendo con incredibili sofferenze dovute a scottature, al calore e alla sete. Ovviamente morirono anche molti animali e molte piante. La bella Nagasaki fu completamente distrutta.
Nonostante la mia mamma abitasse molto vicino al centro dell’esplosione, in qualche modo riuscì a sopravvivere. Però, il calore dell’esplosione le provocò delle tremende scottature su metà del suo arbusto, tanto che non era più in grado di far nascere alcun piccolo (frutto).

Nonostante la mia mamma abitasse molto vicino al centro dell’esplosione, in qualche modo riuscì a sopravvivere. Però, il calore dell’esplosione le provocò delle tremende scottature su metà del suo arbusto, tanto che non era più in grado di far nascere alcun piccolo (frutto).

Il 15 Agosto 1945 la guerra finì. Ma anche se la mamma riuscì a malapena a sopravvivere, diventava sempre più debole e malandata.

Da allora trascorse circa mezzo secolo. Un bel giorno la mamma incontrò il Dott. Ebinuma, botanico.

Sembra che il Dott. Ebinuma, vedendo le bruciature della mamma, ne fu profondamente colpito.

Sembra anche che, profondamente impressionato dal fatto che le scottature fossero state causate dalla bomba atomica, decise di curare e di riportare in salute quel debole albero di kaki e di mostrarlo a tutti.

Il motivo per cui decise di fare ciò risiedeva nella sua forte convinzione che, attraverso il corpo della mia mamma, avrebbe potuto divulgare al maggior numero di persone possibile le brutture della bomba atomica e della guerra e l’importanza di mantenere la pace.

Il Dott. Ebinuma curò con amore la mamma e le fece fare dei frutti che poi seccò (Hoshigaki). Da questi ne estrasse i semi e li piantò in un campo: finalmente, nell’ottobre del 1994, spuntò il primo germoglio.

Proprio così! Quel piccolo germoglio sono io! Sono divenuto la seconda generazione del kaki bombardato!

Da allora la mamma, rimessasi in salute grazie alle cure del Dottor Ebinuma, ogni anno fu in grado di produrre molti frutti. E per questo motivo nacquero molti miei fratelli.

Il Dott. Ebinuma iniziò anche ad affidare i miei fratelli a i bambini che venivano a Nagasaki in gita scolastica, con l’intenzione di trasmettere loro il significato di guerra e di pace rappresentato da queste pianticelle appartenenti alla seconda generazione dalla bomba.

Un giorno, l’artista contemporaneo Tatsuo Miyajima venne a Nagasaki per partecipare ad una mostra. Miyajima era una persona che seriamente rifletteva sulla bomba atomica e sulla pace e su come trasmettere ciò ai bambini che avrebbero costruito il futuro.

Nel corso delle sue ricerche sulla bomba atomica venne a sapere della mia storia e venne a trovarmi. Miyajima dice che quando mi ha visto ha sentito in modo incredibile la forza dell’istinto alla vita. Poi ha esclamato: “ Veramente magnifico!

Miyajima decise di presentarmi al pubblico durante un’esposizione che avrebbe avuto luogo a Tokyo. Pensava anche di trovare, sempre a Tokyo, eventuali genitori adottivi che si occupassero dei miei fratelli e di creare un evento per celebrare i dieci anni dall’inizio delle piantumazioni dei germogli.

Sembra fosse sicuro che avrebbe prodotto un capolavoro d’arte atto a celebrare “la bellezza della vita”.

E fu così che io, accompagnato dal Dott. Ebinuma, in aereo giunsi a Tokyo.

Fui esposto per un po’ di mesi nella vetrina di un museo al centro della grande metropoli e molta gente venne a vedermi. Sono state pubblicate alcune mie foto e si è parlato della storia della mia mamma sui giornali ed in molti hanno inoltrato la loro domanda per poter adottare i miei fratelli.

All’inizio il sig. Miyajima pensava di poter raccogliere in una volta sola coloro che si erano candidati alle adozioni. Però, in seguito alle continue richieste da parte di coloro che volevano prendersi cura dei germogli, decise di creare un project team che si occupasse di seguire le continue richieste. E fu così che nel gennaio del 1996 fu creato “Revive Time, Kaki tree project” (1), composto da un esiguo numero di membri.

La struttura di “Revive Time, kaki tree project” è semplice. Consiste nel cercare tra i bambini di tutto il mondo genitori adottivi per i miei fratelli, ovverosia per la seconda generazione del kaki bombardato. Per attuare ciò c’è bisogno di due elementi: è necessario individuare un luogo di ampia visibilità per la piantumazione, per far si che molta gente possa vedere l’albero di kaki crescere. Secondo, per far rimanere impresso nella memoria di chi assiste la piantumazione ed il suo significato è necessario creare, insieme ai bambini del luogo, un evento artistico.

I primi a diventare genitori adottivi di un albero di kaki di seconda generazione furono nel 1996 i bimbi della scuola elementare Ryuhoku del distretto di Daito(ku), a Tokyo.

I bimbi di terza ed i loro professori hanno fatto pervenire la loro richiesta di adozione.

Il 5 marzo 1996 il Dott. Ebinuma, accompagnando due miei fratelli, partendo da Nagasaki, si è recato alla Scuola Elementare Ryuhoku e tutti gli allievi hanno partecipato con grande trasporto alla cerimonia di piantumazione. Hanno chiamato i miei fratelli “YUME KAKI CYAN” e “KAKI KAKI KUN”. Il preside ha scritto personalmente su un bel cartellone “Kaki di seconda generazione dalla bomba atomica”. Anche dopo la piantumazione i bambini della scuola hanno seguito con attenzione la crescita dei due alberelli, dando loro dell’acqua, strappando le erbacce intorno ad essi ecc..

Il 1999 è stato per noi l’anno della svolta. Infatti in quell’anno il Sig. Miyajima con “Revive time, Kaki tree project” è stato eletto a rappresentare il Giappone alla mostra internazionale d’arte La Biennale, a Venezia.

Uno dopo l’altro, gli insegnanti delle scuole elementari di Venezia hanno accompagnato i loro studenti a visitare il padiglione giapponese. In meno che non si dica i bambini hanno tappezzato i muri del padiglione con delle cartoline contenenti i loro messaggi e più di 200 persone hanno fatto domanda di adozione per gli alberi di kaki.

Il risultato di tutto ciò è stato che in pochi anni sono state fatte piantumazioni in circa venti paesi, tra cui, oltre che l’Italia, anche la Slovenia, l’Irlanda, gli Stati Uniti, la Corea, l’Olanda ecc., e in seguito i miei fratelli sono andati anche in Portogallo, Jugoslavia, Repubblica Ceca, Inghilterra, Germania e Georgia.

Il giorno in cui i miei fratelli vengono piantumati dai loro genitori adottivi, quello è il giorno del loro compleanno. In quel giorno, i bambini promettono che al decimo compleanno del kaki piantumato, si troveranno ancora lì per festeggiare. I bambini che 10 anni prima hanno preso parte alla cerimonia di piantumazione, dopo 10 anni, divenuti adulti esemplari, tornano a visitare il kaki ormai cresciuto. Portano dei disegni, fanno volare palloncini e mangiando torte e biscotti tutti insieme parlano del tempo passato. Abbiamo chiamato questo evento “The Harvest of Kaki”.